Khonsu ha visto i segni del passare del tempo, paesi abbandonati.

L’economia muta l’animo delle persone, crea il desiderio di una vita diversa, la città invece della campagna, la comodità invece della fatica. Non ne è interessato. La storia la conosce.

Molti scattano fotografie a questi monumenti, non ne comprende il motivo, ma ognuno è libero di fare ciò che vuole.
Khonsu vede i segni della resistenza, quelli sì.
Sono spaghi, porte recuperate, infissi fuori misura, reti di materasso, assi inchiodate, tutto ciò che rende un paese non abbandonato.
I segni del tempo, ma quelli legati al qui ed ora.
Sono tracce, tracce di uomini e di donne che saltuariamente e con fatica salgono al paese dove sono cresciuti, pongono un rimedio provvisorio ed economico per impedire al vento e alla neve di sfasciare tutto, agli animali di entrare, a qualche balordo di rubare, cosa poi, non si sa.
Sono piccole opere di sistemazione della cascina operate da coppie giovani, la costruzione di un recinto fatta col giusto principio del risparmio.
Il contrasto, o meglio l’incontro, tra materiali sintetici e l’elemento naturale, dal quale difendersi per poterci convivere, da rispettare per vivere in vera armonia. Resistenze sulle Alpi e sugli Appennini.
Questo progetto nasce dalla conoscenza di alcune norme a dir poco discutibili, bastoni tra le ruote di chi vuole vivere in montagna, di tassazioni ingiuste e metri quadrati massimi per un capanno degli attrezzi.
Allo stesso tempo nasce dall’osservazione delle tracce, dall’estetica delle cose di chi resiste in montagna.